martedì 13 maggio 2008

Le Ronde degli Immigrati a Padova

Il segnale è forte: da venerdì prossimo a Padova la coscienza civile delle migliaia di immigrati residenti a Padova e di ogni etnia, ma legati dallo stesso comune denominatore,ossia la Legalità,ha deciso di scendere nelle loro vie e nelle loro piazze,per presidiarle e dire a voce alta che amano il paese che li ospita, facendolo appunto con delle loro Ronde etniche. Lo fanno perché sanno che l’integrazione presuppone anche dei doveri e non solo i diritti d’illegalità che chiede e quasi sempre ottiene la criminalità etnica. Lo fanno per ricordarci che l’immigrazione, quella sana, è e rimane un valore aggiunto.
Il mio amico Mohammed Ahmed ,sarà alla testa di questa geniale e nobile iniziativa ,come da sempre in prima fila nella lotta alla microcriminalità etnica e per l’integrazione, appunto quella vera e non quella demagogica tanto cara al sindaco di sinistra Zanonato

Per chi conosce Mohamed e conosce il suo impegno politico sempre affianco alla “Libertà d’espressione,” pagando quasi sempre a proprie spese in prima persona ,atti intimidatori e violenti da parte della criminalità etnica,che vedevano e vedono in lui un nemico,adesso non sarà più solo, assieme a lui sta scendendo tutta la città degli immigrati,e non solo, che vivono nella provincia di Padova.
Bravo Mohamed,l’Italia e non solo il Veneto ti ringrazierà per questa tua coraggiosa iniziativa.

Per chi volesse approfondire l’informazione ciccate su questo link che riporta l’articolo apparso oggi sul Gazzettino di Padova.

http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=3785873&Data=2008-5-13&Pagina=3

lunedì 12 maggio 2008

Pannella,Taradash e i Liberali


Ormai è ufficiale : è partito il saccheggio-organizzato sulla Domus Liberale Italiana.
La commedia è questa:

Da una parte abbiamo l’ex Radicale Pannella che per conto e a nome di Walter ha già lanciato la sua OPA sul corpo agonizzante del PLI di De Luca. In pratica il buon Marco nella sua grande magnanimità e purezza d’animo ( ? ), si è proposto come il “Salvatore” della parte liberale proponendo una specie di joint venture tra liberali e socialisti. Un po’ come mescolare il diavolo e l’acqua santa. Una pratica normale per il PD ma sconcertante per noi liberali.

Per dirla come l’amico suo Di Pietro , Marco… ma poi cosa ci azzecca il liberalismo con il socialismo? Rispondo io : nulla , zero, anche se questa operazione farebbe molto comodo a Veltroni ; ovvero traghettare il PLI dentro la accozzaglia cattocomunista del PD e magari riconoscere a Marco qualche bel gettone di ringraziamento sapendo e conoscendo la sua sensibilità in merito a questo campo. L’unico concetto di meritocrazia che i compagni conoscono.



Dall’altra parte invece assistiamo allo stesso spettacolo, ordito (anche qui,guarda caso..),da un ex Radicale tal Taradash che si ri-propone anche lui come il “Salvatore” per il salvataggio del sempre agonizzante PLI di De Luca ; nella speranza e nel tentativo di traghettarlo all’interno del PDL ,dopo la vergognosa epurazione fatta prima delle elezioni,all’interno di questo contenitore ai danni dei liberali. Un po’ come dire, cornuti e mazziati. Ma anche questa operazione farebbe comodo a molti ex parlamentari neolib,postlib,truelib…rimettersi in gioco e magari raccogliere qualche piccolo incarico governativo.

La domanda sorge spontanea a noi semplici utenti del PLI:

Possibile che non si riesca a cacciare una volta per tutte il “Cesare” De Luca dalla Segreteria del PLI e con lui tutti i Filistei suoi complici in questa disastrosa e fallimentare gestione?
Possibile che non ci sia una nuova classe dirigente capace di assumere la guida dell’ex glorioso PLI magari dando la Segreteria ad una giovane e brillante donna che possa finalmente rinnovare e rinvigorire questo obsoleto MinCulPop di De Luca?
Possibile che non ci sia uno scatto d’orgoglio dei veri liberali che non accettano l’idea di essere messi all’asta ?

Se questo non è possibile per la solita cecità e ambiguità della classe dirigente liberale a partire da Zanone in poi….allora tra i due mali,sinceramente io preferisco scegliere il meno peggiore. Scelgo il PDL,quello che più si avvicina ai valori liberali che non trovo nell’accozzaglia cattocomunista.

sabato 10 maggio 2008

Il Libano di D'Alema


Adesso che Calderoli ha scioccamente chiesto scusa alla Libya,mi auguro e mi aspetto quanto meno le scuse di Massimo D’Alema verso tutte le vittime Israeliane e anche Libanesi per il dolore e le insicurezze provocate dalle armi (passate volutamente sotto il naso dell’Unifil2..), ai suoi amici Hezbollah il cui utilizzo lo stiamo vedendo anche in questa triste circostanza..

Osservo in questo momento,scorrere sulla tv le immagini degli idioti che hanno marciato a Torino contro l’unica democrazia che ironia della sorte garantisce a questi idioti anche la loro libertà di inneggiare alla loro stupidità ; visto poi che proprio Israele in questo momento è l’unico Stato assieme agli States che sta rallentando,controllando e fermando l’occupazione Europea da parte degli amici di Buffetto Al Alema ,la dice lunga sull’ipocrita visione del mondo che hanno questi inetti e infingardi cittadini e basta ,senza chiamarli italiani.

Osservo tra l’altro nelle mie immagini ingiallite dalla memoria ,il dolore del popolo Libanese da più di trent’anni dilaniato dalle varie occupazioni Siriane e dallo storico tradimento Americano,cosi’ come osservo ora l’ingresso trionfale degli Hezbollah (leggi Iran e Siria),senza che nessun idiota della intellighenzia sinistroide si stia scomodando ad accennare una timida protesta.
Osservo queste cose con grande tristezza.

Purtroppo gli utili idioti o la minoranza rumorosa come la definisco io,dal Loft (si dice..),che al momento siano tutti impegnati “ culturalmente “ nella loro violenta marcia a Torino,nelle università - parcheggio (e poverini c’è anche da capirli) ,nelle redazioni dei loro giornali e nei loro salotti,a criticare a loro buon cuore “l’invasione” Israeliana, a bruciare la Stella di David e poi a correre subito dai loro mandanti per mettere una x sul loro curriculum sessantottino che tanta carriera gli ha fatto fare e continua a garantirgli.
Ovviamente non cito e non sto pensando ai pagliacci come Dario Fò e a tutti quei vecchi fascisti come lui che all’indomani di Piazza Loreto si sono scoperti e rivenduti sotto l’altra nefasta bandiera totalitaria: Falce e Martello.

Io che non sono un ipocrita o un politico o peggio ancora un opportunista mi auguro solo che il Libano per gli Hezbollah e per tutti gli stati canaglia, diventi la madre di tutte le loro future sconfitte.
Shalom

venerdì 9 maggio 2008

Le Iene Rosse dietro Moro...


Ricordo la Roma degli anni 70,quando le radio in bianco e nero e la timida televisione,dietro l’apparente ingessatura ci annunciavano in maniera solenne l’omicidio di Aldo Moro; voci e suoni che si sovrapponevano alle immagini di quel tempo che non riuscivo a dimenticare;camionette dell’esercito che si rincorrevano in maniera scoordinata,fortini volanti in ogni angolo delle strade presidiate da soldatini spaventati,Prodi che giocava con il suo inseparabile pendolino (già allora iniziava a prendere per i fondelli gli italiani..), e tutta la sinistra italiana isterica e in piedi sulle punte con il dito puntato verso la CIA e gli americani accusati di essere i mandanti di questo efferato omicidio. Falsi e bugiardi allora come adesso.
Ricordo e continuo ad ascoltare gli elogi verso questo piccolo uomo politico figlio del suo tempo,a mio parere, ne migliore e ne peggiore dei suoi colleghi. Era figlio della stessa farina.


Allora come adesso e più indignato di allora,non ne posso più di sentire le solite amenità le solite frasi fatte i soliti depistaggi. Penso all’anziano signore seduto vicino a me nella vecchia metropolitana B, qualche giorno dopo l’omicidio politico di A. Moro e alle profetiche parole di questo anonimo signore che mi sussurrò a bassa voce,subito dopo aver letto anche lui la scritta che campeggiava all’altezza della Garbatella,…” Moro è stato ucciso dalla stessa mano che un giorno ucciderà l’Italia..”.
Aveva ragione lui, e oggi mi vengono in mente anche le morti del Giudice Falcone e Borsellino, del Generale Dalla Chiesa…delle famiglie italiane dell’Italia fino a qualche mese fa.

Ricordo anche quando a Roma seduto sulla vecchia metropolitana B all’altezza della Garbatella leggevo una scritta a caratteri cubitali ,che presumo campeggi ancora li“ NO AL COMPROMESSO STORICO” scritto non certo dai militanti americani .


Le Iene Rosse in questo sono insuperabili.

giovedì 8 maggio 2008

Israele, da 60 anni sulla carta geografica


Dal sito http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1898583,,condividendo appieno quanto riportato dall'amica Simonetta.


Gerald M. Steinberg
Il maggior successo di Israele in sessant’anni di indipendenza è quello di essere sopravvissuto: essere rimasto sulla carta geografica come stato sovrano, con uno status eguale alle altre nazioni del mondo. I tanti successi in campo economico e culturale hanno sicuramente contribuito a garantire questa sopravvivenza, sebbene il desiderio di pace con i nostri vicini rimanga in gran parte frustrato. Ma il vero trionfo è che siamo qui.L’obiettivo primario del sionismo era e rimane la ricostituzione della sovranità e dell’autodeterminazione del popolo ebraico nella sua terra. Oltre alla realizzazione del sogno, vecchio di duemila anni, del ritorno in Terra d’Israele, c’è che la storia di persecuzioni (specie nell’Europa cristiana), espulsioni e pogrom culminata nella Shoà ha mostrato i pericoli legati alla dipendenza da altri. Nel mondo moderno, il popolo ebraico poteva sopravvivere, sia fisicamente che culturalmente, soltanto riguadagnando e preservando l’indipendenza nazionale, su un piede di eguaglianza con le nazioni cristiane d’Europa, le nazioni islamiche del Medio Oriente, e altre nazioni in tutto il mondo. L’alternativa era scomparire, insieme alla ricchezza della lingua ebraica e a un patrimonio di quattromila anni di storia e tradizioni ebraiche.Sessant’anni fa, mentre gli inglesi si apprestavano ad andarsene e gli eserciti arabi pianificavano la loro invasione, la maggior parte dei politici e degli osservatori prevedeva un disastro per il nascente stato degli ebrei. Leader arabi come Azzam Pasha, che era segretario generale della Lega Araba, proclamavano: “Questa sarà una guerra di sterminio, un grande massacro di cui si parlerà come dei massacri mongoli e crociati”. Ufficiali e diplomatici americani ed europei osservavano il vantaggio apparentemente soverchiante degli arabi in fatto di armi, dimensioni della popolazione e del territorio, e esortavano gli ebrei a rinunciare alla dichiarazione di indipendenza.Contro tutte queste previsioni, la tenacia e la motivazione degli israeliani, aiutati dalla profonda immedesimazione e dall’appoggio della Diaspora, garantirono l’indipendenza dello stato degli ebrei.Per il “fronte del rifiuto” arabo e musulmano (compresi gli iraniani, che si mettono alla testa di questo gruppo), l’idea di una sovranità ebraica nel “Medio Oriente islamico” era e rimane inaccettabile. Questo scontro di fondo – e non le divergenze sui confini, sugli insediamenti post-1967 o sull’occupazione – è quello che sta al cuore del conflitto, e che ha portato a guerre d’aggressione e attentati stragisti contro Israele.Il rifiuto si esprime spesso sottoforma di proposte per la soluzione “un stato unico”, con la cancellazione dei simboli ebraici dello stato israeliano (compresi stemma e bandiera), e la pretesa che milioni di arabi, che si attribuiscono lo status di profughi del 1948, esercitino un “diritto al ritorno” creando in questo modo un’immediata maggioranza araba dentro Israele.Alla stessa stregua, anche il tentativo di negare i quattromila anni di storia della Gerusalemme ebraica, formulato nei libri di testo scolastici palestinesi e dallo stesso Yasser Arafat al presidente Clinton durante il vertice di Camp David nel 2000, riflette lo sforzo di rovesciare lo status di Israele quale stato ebraico indipendente.Le campagne in Europa occidentale e altrove che utilizzano etichette come “apartheid” o “razzista” in riferimento a Israele e al sionismo, e la strategia volta a boicottare, disinvestire e imporre sanzioni, fanno parte degli sforzi intesi a negare la legittimità della sovranità ebraica.Lo stesso vale per le condanne generalizzate di ogni risposta israeliana agli attacchi del terrorismo, e il tentativo di negare ad Israele il diritto all’autodifesa riconosciuto a tutte le nazioni sovrane e indipendenti. Similmente, le false accuse di “crimini di guerra” e di “punizioni collettive” vengono costantemente usate per demonizzare Israele alle Nazioni Unite, e da organizzazioni non-governative che sfruttano la retorica della moralità per demonizzare Israele. Questo era anche il principale obiettivo della famigerata Conferenza Onu di Durban del 2001 e della Conferenza di Verifica (Durban Due) prevista per il 2009 sotto la guida di Iran, Libia e Cuba.La delegittimazione e la demonizzazione del sionismo e la faziosità che prende di mira Israele in modo speciale, cancellando sistematicamente il contesto del terrorismo palestinese e di altre minacce e attacchi violenti con cui Israele deve fare i conti, sono diventate la forma moderna dell’antisemitismo. In moltissimi casi, la martellante propaganda anti-israeliana ripropone temi classici dell’antiebraismo cristiano, comprese le calunnie sull’uso diabolico del sangue.Nonostante questa intensa e perdurante ostilità, la capacità di Israele non solo di sopravvivere, ma anche di svilupparsi e prosperare, è la vicenda principale che contraddistingue questi sessant’anni di indipendenza.Con sei milioni di cittadini ebrei in Israele, dieci volte di più che nel 1948, la lingua ebraica è rifiorita e la cultura ebraica si è preservata ed evoluta. Intanto, i progressi verso la piena accettazione di una sovranità ebraica eguale fra le nazioni del mondo sono penosamente lenti, e la lotta continua ad essere, come in passato, estenuante. Ma non c’è scelta: per il popolo ebraico e per Israele non vi sono strade alternative.(Da: Jerusalem Post, 5.05.08)Nella foto in alto: Festeggiamenti in Israele nel primo anniversario dell’indipendenza.


Shalom

Claudio Saragozza