venerdì 26 febbraio 2010
domenica 21 febbraio 2010
Dai il tuo voto a Claudio Saragozza
Per la Municipalità di Mestre centro ( scheda rosa ).
Claudio Saragozza è nato ad Asmara (Eritrea) il 27 ottobre del 1959. Diplomatosi come perito Elettrotecnico a Roma, ha iniziato, per lavoro, a viaggiare per il mondo, accumulando esperienze e contatti in diversi settori. Nella fattispecie, per una decina di anni ha svolto attività d’imprenditore nel settore dei materiali lapidei. Attualmente, Claudio Saragozza lavora in qualità di coordinatore nel settore della logistica per conto di un’importante società del ramo corrieri espresso. Di formazione liberale cristiana, Saragozza è confluito inizialmente nella storica Destra Liberale di Giovanni Malagodi per poi aderire, in tempi più recenti, alla compagine di Magdi Cristiano Allam, al quale è legato dal comune impegno nella difesa della sacralità della vita, delle radici giudaico-cristiane della nostra Cultura, nel rispetto delle minoranze etnico - religiose presenti nel nostro Paese e nel sostegno verso le fasce più deboli ed emarginate della nostra società. Grazie alle sue capacità organizzative, ai suoi specifici interessi in materia di Diritti Umani e tutela delle minoranze cristiane e no (come quella armena ed ebraica) e ai suoi contatti con giornalisti, scrittori, intellettuali e onesti politici d’area cristiano-liberale, Claudio Saragozza è stato protagonista e promotore di non pochi eventi culturali di spessore. Ricordiamo il dibattito ‘Il valore della Memoria’, svoltosi nel dicembre 2008, a Venezia, presso il Collegio Armeno, in occasione della presentazione del libro del giornalista e saggista Alberto Rosselli “L’Olocausto Armeno” (testo incentrato sulla persecuzione attuata dai turchi nei confronti di questo antichissimo popolo cristiano): evento al quale partecipò anche la Prof.ssa Antonia Arslan, nota scrittrice di fama internazionale, e quello più recente, svoltosi nel dicembre del 2009, a Mestre, in occasione della presentazione del libro del geopolitico francese Alexander Del Valle, “Verdi Rossi Neri”, testo incentrato sui totalitarismi (islamico, comunista e nazista).
Legato da un forte amore per Mestre - Venezia, Saragozza focalizza la sua attenzione e il suo impegno civile e politico sulla risoluzione ragionata e razionale dei problemi economico-sociali di questa particolare realtà, promuovendo iniziative concrete per realizzare un’armonica comunione tra esigenze di sviluppo e difesa dell’ambiente, ed anche per il rilancio del comparto turistico e culturale. Non solo. Gli sforzi di questo candidato si concentrano anche, e soprattutto, sui bisogni primari del vero, unico nucleo fondante di ogni società civile, cioè sulla famiglia e sulle sue necessità di tutela, come dimostra, nel suo privato, l’amore e la dedizione dello stesso Claudio Saragozza nei confronti del ‘suo’ nucleo, composto dalla moglie Antonella e dalla figlia Micol. La tutela della gioventù, quella dei ‘diritti delle mamme’ (sia casalinghe, sia lavoratrici), quella degli anziani, ma anche quella dei giovani che, finiti gli studi dell’obbligo o superiori, si affacciano ad un mondo del lavoro sempre più chiuso e asfissiato da una pesante burocrazia e dal peso di tasse inique, rappresentano gli altri punti cardine del programma politico di Claudio Saragozza: una strategia operativa a 360 gradi mirata a trovare le giuste soluzioni per favorire una maggiore sicurezza dei cittadini tutti e un più facile ed armonico inserimento e reinserimento dei giovani e dei meno giovani (soprattutto coloro i quali hanno perso il lavoro) nella società produttiva. Ultimo, ma non per importanza, è l’impegno, per altro già profuso da Saragozza, a tutela della conservazione delle tradizioni culturali e religiose della nostra terra, contro la demagogica teoria dell’accoglienza ‘a tutti i costì degli elementi extracomunitari, soprattutto islamici. In questo senso, va precisato che la visione di Saragozza non è certo ‘ad esclusione’ preconcetta, ma si fonda su una realistica fusione d’ideali e sentimenti liberali e cristiani e di razionale ‘senso dell’opportunità’. Integrazione, sì, ma a condizione che l’elemento straniero non prevarichi e, soprattutto, accetti e rispetti le nostre leggi e il nostro modo di concepire la vita, il lavoro e la famiglia.
martedì 5 gennaio 2010
Sartori risponde a Tito Boeri a proposito dell'islam..
Giovanni Sartori
Il mio editoriale del 20 dicembre «La integrazione degli islamici» resta attuale perché la legge sulla cittadinanza resta ancora da approvare (alla Camera). Nel frattempo altri ne hanno discusso su questo giornale. Tra questi il professor Tito Boeri mi ha dedicato ( Corriere del 23 dicembre) un attacco sgradevole nel tono e irrilevante nella sostanza. Il che mi ha spaventato. Se Boeri, che è professore di Economia del lavoro alla Bocconi e autorevole collaboratore di Repubblica, non è in grado di capire quel che scrivo (il suo attacco ignora totalmente il mio argomento) e dimostra di non sapere nulla del tema nel quale si spericola, figurarsi gli altri, figurarsi i politici.
Il Nostro esordisce così: «Dunque Sartori ha deciso che gli immigrati di fede islamica non sono integrabili nel nostro tessuto sociale, non devono poter diventare cittadini italiani». In verità il mio articolo si limitava a ricordare che gli islamici non si sono mai integrati, nel corso dei secoli (un millennio e passa) in nessuna società non-islamica. Il che era detto per sottolineare la difficoltà del problema. Se poi a Boeri interessa sapere che cosa «ho deciso», allora gli segnalo che in argomento ho scritto molti saggi, più il volume «Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei» (Rizzoli 2002), più alcuni capitoletti del libriccino «La Democrazia in Trenta Lezioni» (Mondadori, 2008).
Ma non pretendo di affaticare la mente di un «pensabenista», di un ripetitore rituale del politicamente corretto, che perciò sa già tutto, con inutili letture. Mi limiterò a chiosare due perle del suo intervento. Boeri mi chiede: «Pensa Sartori che chi nasce in Italia, studia, lavora e paga le tasse per diventare italiano debba abbandonare la fede islamica?». Ovviamente non lo penso. Invece ho sempre scritto che le società liberalnon richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta. Al qual proposito l’esempio classico è quello delle comunità ebraiche che mantengono, nelle odierne liberal-democrazie, la loro millenaria identità religiosa e culturale ma che, al tempo stesso, risultano perfettamente integrate nel sistema politico nel quale vivono.
Ultima perla. Boeri sottintende che io la pensi come «quei sindaci leghisti» eccetera eccetera. No. A parte il colpo basso (che non lo onora), la verità è che io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80). Il mio pedigree di studioso è in ordine. È quello del mio assaltatore che non lo è.
Il Corriere ha poi pubblicato il 29 dicembre le lettere di due lettori i quali, a differenza del professor Boeri, hanno capito benissimo la natura e l’importanza del problema che avevo posto, e che chiedevano lumi a Sergio Romano. Ai suoi «lumi» posso aggiungere il mio? Romano, che è accademicamente uno storico, fa capo alle moltissime variabili che sono in gioco, ai loro molteplici contesti, e pertanto alla straordinaria complessità del problema. D’accordo. Ma nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente. S’intende che questa ipotesi viene poi sottoposta a ricerche che la confermano, smentiscono e comunque misurano. Ma soprattutto si deve intendere che questa variabile «varia», appunto, in intensità, diciamo in grado di riscaldamento.
Alla sua intensità massima produce l’uomo-bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto). Diciamo, a caso, che a questo grado di surriscaldamento, di fanatismo religioso, arrivano uno-due musulmani su un milione. Tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli, e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civiltà.
Ecco perché, allora, l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate diventa più difficile che mai. Fermo restando, come ricordavo nel mio fondo e come ho spiegato nei miei libri, che è sempre stata difficilissima.
Il mio editoriale del 20 dicembre «La integrazione degli islamici» resta attuale perché la legge sulla cittadinanza resta ancora da approvare (alla Camera). Nel frattempo altri ne hanno discusso su questo giornale. Tra questi il professor Tito Boeri mi ha dedicato ( Corriere del 23 dicembre) un attacco sgradevole nel tono e irrilevante nella sostanza. Il che mi ha spaventato. Se Boeri, che è professore di Economia del lavoro alla Bocconi e autorevole collaboratore di Repubblica, non è in grado di capire quel che scrivo (il suo attacco ignora totalmente il mio argomento) e dimostra di non sapere nulla del tema nel quale si spericola, figurarsi gli altri, figurarsi i politici.
Il Nostro esordisce così: «Dunque Sartori ha deciso che gli immigrati di fede islamica non sono integrabili nel nostro tessuto sociale, non devono poter diventare cittadini italiani». In verità il mio articolo si limitava a ricordare che gli islamici non si sono mai integrati, nel corso dei secoli (un millennio e passa) in nessuna società non-islamica. Il che era detto per sottolineare la difficoltà del problema. Se poi a Boeri interessa sapere che cosa «ho deciso», allora gli segnalo che in argomento ho scritto molti saggi, più il volume «Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei» (Rizzoli 2002), più alcuni capitoletti del libriccino «La Democrazia in Trenta Lezioni» (Mondadori, 2008).
Ma non pretendo di affaticare la mente di un «pensabenista», di un ripetitore rituale del politicamente corretto, che perciò sa già tutto, con inutili letture. Mi limiterò a chiosare due perle del suo intervento. Boeri mi chiede: «Pensa Sartori che chi nasce in Italia, studia, lavora e paga le tasse per diventare italiano debba abbandonare la fede islamica?». Ovviamente non lo penso. Invece ho sempre scritto che le società liberalnon richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta. Al qual proposito l’esempio classico è quello delle comunità ebraiche che mantengono, nelle odierne liberal-democrazie, la loro millenaria identità religiosa e culturale ma che, al tempo stesso, risultano perfettamente integrate nel sistema politico nel quale vivono.
Ultima perla. Boeri sottintende che io la pensi come «quei sindaci leghisti» eccetera eccetera. No. A parte il colpo basso (che non lo onora), la verità è che io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80). Il mio pedigree di studioso è in ordine. È quello del mio assaltatore che non lo è.
Il Corriere ha poi pubblicato il 29 dicembre le lettere di due lettori i quali, a differenza del professor Boeri, hanno capito benissimo la natura e l’importanza del problema che avevo posto, e che chiedevano lumi a Sergio Romano. Ai suoi «lumi» posso aggiungere il mio? Romano, che è accademicamente uno storico, fa capo alle moltissime variabili che sono in gioco, ai loro molteplici contesti, e pertanto alla straordinaria complessità del problema. D’accordo. Ma nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente. S’intende che questa ipotesi viene poi sottoposta a ricerche che la confermano, smentiscono e comunque misurano. Ma soprattutto si deve intendere che questa variabile «varia», appunto, in intensità, diciamo in grado di riscaldamento.
Alla sua intensità massima produce l’uomo-bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto). Diciamo, a caso, che a questo grado di surriscaldamento, di fanatismo religioso, arrivano uno-due musulmani su un milione. Tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli, e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civiltà.
Ecco perché, allora, l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate diventa più difficile che mai. Fermo restando, come ricordavo nel mio fondo e come ho spiegato nei miei libri, che è sempre stata difficilissima.
venerdì 1 gennaio 2010
Il mio primo proposito per il 2010
E’ difficile parlare e fare politica in un Paese dove ancora si fa fatica a manifestare le proprie idee senza correre il rischio di essere calpestati o calpestare la sensibilità di chi la pensa diversamente ,come è difficile difendere il proprio credo religioso senza per questo venir accusati di fondamentalismo o correre il rischio di essere vilipesi e e ridotti al silenzio . E potrebbe sembrare fuori luogo partire con un nuovo blog solo per che non tutti frequentano Facebook,Twitter o quando i cittadini cui ci rivolgiamo hanno raggiunto un grado di disincanto e disinnamoramento verso la politica ,la religione,il lavoro,la famiglia e i valori che ci sono stati consegnati dalla storia dopo lunghe e feroci battaglie fatte dai nostri padri,non ne vogliono più sapere.
Ma dobbiamo farlo,dobbiamo trovare il coraggio di risvegliare la passione e la speranza di quelli che se ne stanno rintanati dentro i loro pc,telefonini ,dentro i bar o davanti alla televisione a lamentarsi di come vanno le cose,del degrado generale,di chi delinque e pretende rispetto,di chi non rispetta la libertà del singolo e lo opprime con le tasse e altre vessazioni,di chi in nome della propria religione,attacca o subisce passivamente l’imposizione di altre culture che non accettano l’integrazione,o come quelli che in nome dell’islam vogliono imporci la loro feroce teocrazia o come chi in nome di una delle tre ideologie totalitarie vuole imporci la sua visione distorta della libertà offrendoci un modello di vita liberticida.
Per questo nei miei post inserirò sempre le voci degli invisibili ,dei loro problemi e di chi non li aiuta,come le nostre donne,anziani e giovani,di chi non accetta il politicamente corretto e di chi non si fida più di questa classe dirigente che ha distrutto quello che un tempo era il Paese più bello del mondo.
Io non mi vergognerò mai di dire ai miei amici liberali,a voce alta, che sono un Liberale e per giunta cristiano anche se per loro è permesso dire solo liberal(e),accompagnato da socialista,democratico,ecc..ecc.. ma mai da cristiano. E dirò anche a voce alta di essere filo israeliano e filo americano,come ho sempre fatto nella mia vita e difenderò e lotterò sempre per le mie,le nostre Radici giudaico cristiane e per una società sempre più liberale e meno statalista.
Per questo auguro a me e a tutti noi un 2010 all’insegna della riscossa.
Ma dobbiamo farlo,dobbiamo trovare il coraggio di risvegliare la passione e la speranza di quelli che se ne stanno rintanati dentro i loro pc,telefonini ,dentro i bar o davanti alla televisione a lamentarsi di come vanno le cose,del degrado generale,di chi delinque e pretende rispetto,di chi non rispetta la libertà del singolo e lo opprime con le tasse e altre vessazioni,di chi in nome della propria religione,attacca o subisce passivamente l’imposizione di altre culture che non accettano l’integrazione,o come quelli che in nome dell’islam vogliono imporci la loro feroce teocrazia o come chi in nome di una delle tre ideologie totalitarie vuole imporci la sua visione distorta della libertà offrendoci un modello di vita liberticida.
Per questo nei miei post inserirò sempre le voci degli invisibili ,dei loro problemi e di chi non li aiuta,come le nostre donne,anziani e giovani,di chi non accetta il politicamente corretto e di chi non si fida più di questa classe dirigente che ha distrutto quello che un tempo era il Paese più bello del mondo.
Io non mi vergognerò mai di dire ai miei amici liberali,a voce alta, che sono un Liberale e per giunta cristiano anche se per loro è permesso dire solo liberal(e),accompagnato da socialista,democratico,ecc..ecc.. ma mai da cristiano. E dirò anche a voce alta di essere filo israeliano e filo americano,come ho sempre fatto nella mia vita e difenderò e lotterò sempre per le mie,le nostre Radici giudaico cristiane e per una società sempre più liberale e meno statalista.
Per questo auguro a me e a tutti noi un 2010 all’insegna della riscossa.
mercoledì 17 giugno 2009
Per un nuovo Rinascimento a Venezia mandiamo a casa la banda Bassotti della sinistra.

Parafrasando un vecchio appello di un mio amico Liberale,a Venezia tantissimi di noi dicono basta nel loro cuore, nei discorsi con gli amici, nei salotti o al bar ma pochissimi poi decidono di impegnarsi ad invertire la rotta solo perché non hanno più un faro: guardano a destra e a sinistra e vedono uno stesso, desolante, magma grigiastro (PD,UDC,IDV...).Passano gli anni, si ripetono scandali e ruberie ma l’autoreferenziata classe dirigente del Comune e della Provincia di Venezia purtroppo è sempre lì (spero ancora per poco).Gli italiani perbene, che per fortuna sono ancora tanti, e che se ne stavano rintanati, spaventati, forse disillusi di poter incidere in qualche modo sul declino di Venezia e della sua Provincia,il prossimo 21 giugno potrebbero però finalmente mandare a casa tutti quei cialtroni che hanno impoverito e saccheggiato quella che era la città più bella del mondo dove va avanti solo l’amico dell’amico,il furbo che non paga mai di tasca sua,che non fa le file e vive di privilegi e sovvenzioni alla faccia del popolino che invece vede sperperare i suoi soldi in cambio del nulla lasciandolo vivere in mezzo all’insicurezza sociale ed economica.Non ho dubbi che Il primo segnale forte debba quindi partire anche dalle cose che in questo momento ci sono più vicine come l’elezione del futuro Presidente della Provincia di Venezia,visto che questa volta il Faro che fino ad ora non c’era, la maggioranza silenziosa lo ha individuato nell’onestà,laboriosità e serietà della Lega Nord e dintorni.Per questo il mio invito da Liberale e cattolico e ingranaggio della maggioranza silenziosa è quello di andare tutti, il prossimo 21/22 giugno ,a votare Francesca Zaccariotto e non solo;invitiamo a farlo fare anche ad amici e parenti, casa per casa,via mail a tutti i nostri contatti,su Facebook e nei nostri Blog e Siti.Questa volta sono sicuro che con Francesca Zaccariotto nostro futuro Presidente della Provincia di Venezia,( non fosse altro per la sua onestà intellettuale,formazione politica e non ultimo perché Donna... ),possiamo davvero uscire dal magma desolante nel quale ci ha affogati la sinistra e immaginare finalmente un nuovo Rinascimento!!
Claudio Saragozza
Mail claudiosaragozza@alice.it
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