domenica 21 settembre 2008

Il processo Mills

Il processo Mills ( su AGENZIARADICALE del 20 settembre 2008)
Sto seguendo con crescente sconcerto questo processo Mills che vede il Tribunale di Milano, presieduto dalla dottssa Nicoletta Gandus, impegnato nell’intento di arrivare alla condanna dell’avvocato inglese allo scopo di costituire un precedente per condannare Silvio Berlusconi quando il Lodo Alfano non lo proteggerà più. Ammesso e non concesso che effettivamente ci sia stata “corruzione in atti giudiziari” (a sentire questa frase reboante la gente chissà cosa immagina sia avvenuto di mostruoso, di indegno, di infamante, di inverecondo, di iniquo, di criminale… ) quale sanzione prevede il codice penale ? Non certa mente l’ergastolo. Trovo perciò poco serio il solito accanimento in questo ennesimo processo contro Berlusconi ( anche la Repubblica ha contato tutti quelli subiti dal ’94 ad oggi, e sono tanti ) solo per dare materia ai vari DiPietro, Travaglio, Santoro, Flores d’Arcais, Serra, Bocca, Scalfari, Tabucchi, D’Alema, Oscav Luigi Scalfavo e Guzzanti ( la raffinata signorina che, sicura di fare satira, augura al Papa di andare all’infero per essere sodomizzato in eterno da diavoli superdotati ), di invocare il rispetto del principio costituzionale secondo cui “legge è uguale per tutti”. Un principio sacrosanto. Però a nessuno di questi difensori della Costituzione, nemmeno alla Presidente Gandus e al PM De Pasquale ( chissà se è lo stesso che moltissimi anni fa ebbe a che fare con un certo ing. Cagliari detenuto in attesa di scarcerazione…), a nessuno di loro viene in mente una vicenda che ha scandalizzato tutto il mondo civile. Dopo aver scontato pochi anni di carcere è stato liberato per avere deciso di collaborare con la Giustizia, e adesso se ne sta tranquillo a casa sua, un certo Giovanni Brusca, il mafioso che il 23 maggio ‘92 fece saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Un criminale che nel corso del processo dichiarò “ Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l'auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo ( lo sciolse nell’acido dopo averlo strangolato con le mani ), che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso . Molti più di cento, di sicuro meno di duecento”. Mi viene da pensare che un sistema-giustizia che ammette simili orrori, e non se ne vergogna, dovrebbe essere più attento all’ habeas corpus nel formulare certe accuse e nel celebrare certi processi. Sempre nel rigoroso rispetto dell’art. 3 della Costituzione.
Gerardo Mazziotti g_mazziotti@yahoo.it