sabato 14 gennaio 2012

Intervista a Claudio Saragozza

Da Mondoliberonline http://www.mondoliberonline.it/intervista-claudio-saragozza-candidato-tea-party-venezia/15625/
Intervista a Claudio Saragozza, associato del Tea Party Veneto, alla vigilia della candidatura al congresso provinciale di Venezia del Pdl, affiancato dal responsabile regionale Carlo Sandrin. Un viaggio alla scoperta degli obiettivi dell’associazione, delle sue strategie e del suo ‘silenzioso’ ingresso in politica, una rivoluzione ‘liberal’ senza rinunciare alle proprie prerogative di movimento nato dal basso.




- Il Tea Party Italia, movimento al quale appartiene, è dichiaratamente apartitico. Allora perché candidarsi al congresso provinciale veneziano del Pdl? Qual è il vostro obiettivo?



Carlo Sandrin: “Il Tea Party è e resterà sempre un MOVIMENTO ma lo scopo ed il fine ultimo del movimento è proprio quello di fare pressione politica ed agire di conseguenza in modo tale da DETERMINARE un netto e rpentino cambio di rotta nella gestione della “cosa pubblica” di stampo liberale e volto ad una immediata riduzione della spesa pubblica IVI compresa quella degli enti locali. Ecco perchè ci candidiamo ai congressi del Pdl Veneziano, dove vista la ramificazione del movimento nel territorio contiamo di poter esprimere un nostro candidato, Claudio Saragozza, che sia garanzia delle nostre Idee e poter costruire attorno ad esso un largo consenso.”



- Abolire enti quali Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione e Finest spa è uno degli obiettivi principe del Tea Party Veneto. Se verrà eletto, si farà portavoce di queste istanze? In che modo cercherà di far ‘pressione’ all’interno del Pdl veneziano?



Claudio Saragozza: “I deputati, senatori ed i consiglieri regionali eletti nel territorio veneziano dovranno saper tradurre in azioni concrete nelle sedi istituzionali questa ormai improrogabile necessità di sfoltire l’ormai insostenibile apparato para-statale. Il ruolo della mia segreteria, se verrò eletto, sarà quello di far si che si proceda senza indugio verso questa direzione.”



- Qual è la lista delle sue priorità per Venezia e provincia? Cosa proporrà al congresso in caso di

elezione?



Saragozza: “Da un punto di vista organizzativo, nel partito sicuramente c’è la priorità di radicarci nel territorio non più in maniera plastica e virtuale ma reale con sedi operative aperte ai nostri elettori. Togliere ogni forma di monopolio e garantire la competitività tra gli iscritti, recuperando efficienza operativa a vantaggio del cittadino contro il potere di chi frena la spinta dal basso, le idee dei cittadini e le loro aspettative: idee che andrebbero trasformate in emozioni ed azioni. Ridare il giusto ruolo di protagonista e riportando al centro del partito il cittadino non considerandolo più solo una scheda elettorale da invitare ogni cinque anni sotto le elezioni ma l’artefice del proprio benessere e del suo territorio.

Da un punto di vista politico, la lista sarebbe lunghissima anche perché ci sarebbe da riformare quasi tutto. Mi basterebbe però partire dalla riduzione degli sprechi con l’eliminazione o riduzione graduale delle associazioni e municipalizzate, con vere liberalizzazioni concorrenziali stando attenti a non trasformare monopoli pubblici in monopoli privati. Una riduzione di costi ed aumento di efficienza ad uso e beneficio del cittadino. Riduzione drastica delle tasse. Cancellazione del sostituto d’imposta e riduzione di tutti i lacci e imposte che imprigionano l’iniziativa privata. Erogazione di prestiti a tasso agevolate alle aziende. Premiare il Merito ed eliminare il clientelismo parassita. Ottimizzare gli uffici pubblici a cominciare dall’informatizzazione e snellimento burocratico, dal

cambiamento degli attuali orari aperti al pubblico in funzione delle esigenze dei dipendenti statali e non come dovrebbe invece essere, in funzione delle esigenze del cittadino.

Insomma fare la tanta agognata rivoluzione liberale partendo dal basso e con la gente perbene ridando vigore e slancio al cittadino e al suo comune.”



- La sanità veneziana, nonostante le rassicurazioni di Coletto, non sembra attraversare un momento felice, idem le amministrazioni locali, vessate dai tagli delle ultime finanziarie. Qual è la sua ricetta per queste delicate tematiche?



Saragozza: “Esiste una legge regionale dell’allora ass. alla sanità Gava. Le struttura sanitarie vanno ridotte di numero e potenziate una volta accorpate. In una Regione non possono coesistere 4 o 5 reparti con le medesime specializzazioni, meglio concentrare tutto su una struttura e puntare all’eccellenza.”



Pur essendo un movimento apartitico, che ruolo può giocare il Tea Party nella ridefinizione dello scacchiere politico del centrodestra italiano?



- Saragozza: “Come le ho già detto prima, l’attività di lobbing del Tea Party all’interno dei partiti potrebbe rovesciare la cultura statalista dei maggiori partiti con quella liberale operando al loro interno in maniera trasversale provocando e suggerendo future alleanze non più di numeri ma di valori legando la nostra mission tra tutti i politici che si riconoscono nell’idea di ridurre la presenza e l’invasione dello Stato Predone dalle nostre tasche.”



- Infine, una battuta doverosa sull’attualità nazionale. Il suo movimento, in ossequio al motto “Meno Tasse più libertà” ha espresso un forte parere negativo contro la manovra finanziaria del governo Monti. Secondo lei, quali misure si potevano evitare e quali invece introdurre in alternativa?



Saragozza: “Secondo me si doveva procedere senza indugi verso la politica dei tagli(uscite) anziché come fatto da questo governo privilegiare la politica delle tasse (entrate), a cominciare dalla Pubblica Amministrazione eliminando tutte quelle attività e personale improduttivo, dagli alti costi e bassi ritorni; allo stesso tempo avrei ridotto drasticamente la pressione fiscale con una bella Flat Tax venduto i beni dello Stato, liberalizzato quasi tutto ed eliminato le corporazioni: in poche parole avrei rimesso al centro dell’Italia, la Libertà, l’iniziativa privata e finalmente l’unica quota che riconosco al 100%: quella del Merito. In una battuta avrei fatto qualcosa di liberale come è nel Dna del TEA PARTY e non catto-comunista come è l’attuale governo delle tasse.“



venerdì 6 gennaio 2012

IL MALE OSCURO DELL'ITALIA NON È INCURABILE di Maurizio Del Maschio

Sono passati cinquant'anni dalla morte di Luigi Einaudi (1874-1961), ma sembra che siano passati invano, che tutti abbiano perso la memoria della sua lezione di economista e di statista. Per rendersene conto, basta osservare il grave e persistente conflitto istituzionale e l'indegno comportamento di chi è chiamato ad esercitare i poteri dello Stato che hanno raggiunto livelli minacciosi per la stabilità della nostra fragile democrazia.

È tempo che il popolo italiano, a centocinquant'anni dalla nascita dello Stato unitario, mostri la sua maturità e rivendichi la propria sovranità assumendo in prima persona quelle drastiche decisioni che non può più illudersi di delegare a coloro che hanno fatto della politica una professione, oltretutto tanto male esercitata. Gli Italiani, illudendosi di essere passati dalla prima alla seconda repubblica, hanno provato prima con il centro-sinistra, poi con il centro-destra, poi ancora con il centro-sinistra e da ultimo con il centro-destra. La situazione non è cambiata, anzi si è ulteriormente aggravata.

Le forze politiche non sono ancora pronte ad affrontare una nuova competizione elettorale che, in un momento di crisi, sarebbe stata ancor più deleteria. Per questo sono stati chiamati i cosiddetti “tecnici”, per togliere le castagne dal fuoco ai politici che hanno paura di bruciarsi le mani. Peraltro, per operare la manovra economica disegnata dal governo non occorrevano grandi soloni e professori bocconiani, bastavano alcuni ragionieri. È sorprendente e sconcertante constatare che la prima iniziativa del Ministro della Giustizia sia stata quella di promuovere un'ispezione interna per scoprire dove è finita la scrivania di Palmiro Togliatti e che un altro esponente del Governo ha voluto essere sicuro di non sedere alla scrivania di Benito Mussolini!

In questi giorni è stato varato un Decreto Legge che costituisce la terza grande “stangata” che in sei mesi si è abbattuta sugli Italiani. Molto probabilmente non sarà l'ultima, dal momento che di una vera grande riforma della Pubblica Amministrazione, dell'architettura dello Stato e della burocrazia che soffoca aziende e mercati, di iniziative che diminuiscano stabilmente l'enorme debito pubblico italiano non si vede traccia. Intanto, a pagare sono sempre i soliti, anche se un'indagine della Banca d'Italia rivela che il 10% dei cittadini, che dalla manovra vengono appena scalfiti, detiene circa il 45% della ricchezza nazionale. Per non parlare degli intollerabili privilegi di ogni tipo di cui godono alcune categorie.

La nostra Costituzione e le norme che ne derivano legittimano molte situazioni insostenibili. Essa nasce da un compromesso tra forze democristiane, social-comuniste e liberali che l'hanno elaborata nel 1948 senza mai sottoporla al giudizio dei cittadini. Una sua radicale riforma si presenta di difficile e lunga realizzazione, stante la rigidità e la complessità dell'iter previsto per la sua modifica, mentre i problemi di fronte ai quali ci troviamo sono divenuti numerosi e complessi per essere stati a lungo ignorati e ora necessitano tempestivi rimedi. Urge provvedere celermente a formulare una nuova Carta costituzionale che, mantenendo i valori perenni iscritti nell'attuale legge fondamentale, fornisca le linee guida per una nuova architettura istituzionale dello Stato. È, infatti, chiaro a tutti che nessuna seria e radicale riforma istituzionale potrà mai essere realizzata da una casta politica privilegiata, chiusa nei suoi giochi di palazzo, sorda alle istanze che vengono dalla parte più responsabile e attenta della popolazione e garantita da una Costituzione blindata. Principio cardine della nuova Costituzione deve essere, di fatto oltre che di diritto, la sanzione dell'appartenenza della sovranità al popolo, mentre la delega per lo svolgimento delle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria è conferibile esclusivamente in presenza di chiari e provati requisiti di idoneità.

Pertanto, è tempo sottoporre al giudizio popolare la proposta di eleggere un'assemblea costituente formata da cittadini non coinvolti direttamente nell'attività politica che, con la consulenza di un comitato di esperti di diritto costituzionale internazionale, formuli il testo di una nuova legge fondamentale da sottoporre all'approvazione popolare con apposito referendum. Per essere davvero efficace, essa dovrà necessariamente conseguire i seguenti dieci obiettivi:

Trasformare l'Italia da repubblica parlamentare in repubblica presidenziale o semi-presidenziale per garantire la stabilità di governo.

Attribuire ai due rami del Parlamento competenze legislative esclusive per semplificare e accelerare l'iter formativo delle leggi.

Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari da sottoporre al vincolo di mandato di durata non superiore a due mandati consecutivi. Ciò ridurrebbe il rischio di corruzione, concussione e clientele.

Fissare i criteri di idoneità all'elettorato passivo.

Riconoscere ai partiti il compito di formare la classe politica dirigente, impedendo che i loro apparati possano influire sui poteri dello Stato ed eliminando lo scandalo del finanziamento pubblico.

Preservare la Magistratura da qualsiasi forma di inquinamento politico-ideologico restituendole il ruolo di garante dell'osservanza delle leggi nazionali che il giudice per primo deve rispettare.

Realizzare compiutamente il federalismo mantenendo allo Stato il ruolo di garante dell'unità nazionale e le funzioni non delegabili.

Regolamentare l'associazionismo sindacale imprenditoriale e lavorativo per garantire la tutela degli interessi degli imprenditori e dei lavoratori impedendo la collateralità ai partiti politici.

Privare lo Stato del ruolo imprenditoriale. Non può, infatti, essere nel contempo arbitro-garante e protagonista attivo dell'economia.

Come per le aziende private, istituire un organo ispettivo di revisione interna sull'attività amministrativa centrale e periferica e sottoporre i bilanci delle pubbliche amministrazioni al controllo di soggetti esterni abilitati alla loro certificazione.

È tempo di mostrare all'Europa e al mondo che noi Italiani, memori della nostra storia della quale siamo fieri, non rinunciamo alla nostra dignità, alla nostra civiltà e alla nostra libertà e rivendichiamo il diritto ad una democrazia compiuta.



mercoledì 4 gennaio 2012

Per non dimenticare da quali poteri e uomini siamo governati

GOLDMAN SACHS GROUP



La The Goldman Sachs Group, Inc. è una delle più grandi banche d'affari del mondo, che si occupa principalmente di investimenti bancari e azionari, di risparmio gestito e di altri servizi finanziari, prevalentemente con investitori istituzionali (multinazionali, governi e privati).

Fornisce servizi di consulenza su piani di acquisizioni e fusioni fra aziende, su sottoscrizioni di titoli di debito, sulla gestione delle risorse finanziarie e sul prime brokerage, oltre che occuparsi di servizi di proprietary trading e private equity. È anche autorizzata al piazzamento di titoli di debito del Governo statunitense.

Fra gli ex-dipendenti e gli ex consulenti più illustri, figurano i Segretari al Tesoro statunitensi Robert Rubin e Henry Paulson, il Governatore della Bank of Canada Mark Carney, il Governatore della Banca centrale europea Mario Draghi e il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti.

Diverse polemiche suscita, in generale e in particolare riguardo a Goldman Sachs, il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: "porte girevoli"), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all'interno della banca d'affari e viceversa, configurando un potenziale conflitto di interessi.

I casi più controversi riguardano il ruolo di diversi dirigenti nel contesto della crisi economica del 2008-2010, come ad esempio Henry Paulson: Segretario del Tesoro degli Stati Uniti dalla metà del 2006 al gennaio 2009, ha lavorato in Goldman Sachs a partire dagli anni settanta fino a diventarne direttore operativo (1994-1999) e amministratore delegato (1999-2006). Il lobbista della Goldman Sachs Mark Patterson è stato poi posto alla testa dello staff del Segretario del Tesoro Timothy Geithner, nonostante il presidente Barack Obama, nella sua campagna presidenziale, avesse promesso che l'influenza dei lobbisti nella sua amministrazione sarebbe stata fortemente ridimensionata. Nel febbraio 2011, il Washington Examiner riporta che Goldman Sachs nel 2008 ha intensamente finanziato la campagna presidenziale di Obama del 2008 e che il suo chairman Lloyd Blankfein ha visitato la Casa Bianca almeno dieci volte.

Il dibattito sulle "porte girevoli" di Goldman Sachs si è riaperto in Europa in occasione delle crisi di governo nazionali di fine 2011, in particolare in Grecia e Italia. Alcuni hanno accusato la società di esercitare influenze poco trasparenti su economia e politica. Altri hanno spiegato come sia comprensibile che persone che hanno ricoperto ruoli pubblici vengano assunte a diverso titolo da Goldman Sachs per la loro competenza o per il loro networking, non vedendo in questo nulla di strano (o al limite un fenomeno "non particolarmente commendevole"), e criticando come infondate le teorie tendenti al cospirazionismo.

Alcune persone notorie che hanno avuto rapporti a vario titolo con Goldman Sachs e che hanno assunto incarichi di rilievo in Europa sono:

Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia dal 2006 al 2011 e della Banca centrale europea dal 2011, è stato vice-presidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005.

Gianni Letta, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nei governi guidati da Silvio Berlusconi.

Mario Monti, Commissario europeo dal 1994 al 2004 e Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 2011, è stato consulente di Goldman Sachs.

Lucas Papademos, primo ministro della Grecia dal 2011.

Altre persone che nel corso della loro vita hanno avuto rapporti con Goldman Sachs e che hanno assunto rilevanti incarichi di governo:

Mark Carney, governatore della Bank of Canada dal 2008 e presidente del Financial Stability Board dal 2001, ha lavorato per tredici anni alla Goldman Sachs.

Romano Prodi, presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008 e presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004, è stato consulente della banca d'affari dal 1990 al 1993 e dopo il 1997.

Massimo Tononi, Sottosegretario all'Economia del secondo governo Prodi dal 2006 al 2008 e Presidente di Borsa Italiana dal 2011, è stato partner e Advisory Director della banca d'affari.



TRILATERAL

La Commissione Trilaterale, o, ellitticamente, la Trilaterale (in inglese, Trilateral Commission), è un gruppo di studio (think tank) non governativo e non partitico fondato il 23 giugno 1973 per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti e notabili, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski. La Trilaterale conta come membri più di trecento privati cittadini (uomini d'affari, politici, intellettuali) provenienti dall'Europa, dal Giappone e dall'America Settentrionale e ha l'obiettivo di promuovere una cooperazione più stretta tra queste tre aree (di qui il nome). Ha la sua sede sociale a New York.

Nell'Atto Costitutivo si legge: «Sulla base dell’analisi delle principali questioni che interessano l'America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un'azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di duecento cittadini insigni, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni».

Il numero dei membri provenienti da ciascuna delle tre zone geopolitiche (Europa, Giappone e America Settentrionale) è tale che la rappresentanza di tali zone è, in proporzione, sempre la stessa. I membri che ottengono una posizione nel governo del loro paese lasciano la Commissione.

Tra i membri italiani si annoverano:

Mario Monti, presidente del Consiglio dei ministri italiano nonché senatore a vita e presidente dell'Università Bocconi.

John Elkann, presidente di Fiat SpA, Exor e della Giovanni Agnelli & C.

Pier Francesco Guarguaglini, dimissionario presidente di Finmeccanica.

Enrico Letta, politico italiano e attuale Vice Segretario del PD.

Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi.

Luigi Ramponi, ex Comandante Generale della Guardia di Finanza e direttore del SISMI.

Gianfelice Rocca, presidente del Gruppo Techint, vicepresidente di Confindustria.

Carlo Secchi, bocconiano, economista e politico (PPI).

Maurizio Sella, presidente del gruppo Banca Sella.

Marco Tronchetti Provera, imprenditore e dirigente d'azienda.



CLUB BILDERBERG

Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici.

Il gruppo si riunisce annualmente in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada. Ha un ufficio a Leida nei Paesi Bassi. I nomi dei partecipanti sono resi pubblici a mezzo stampa, ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media.

La prima conferenza si tenne il 29 maggio 1954 presso l'hotel de Bilderberg (da qui il nome) a Oosterbeek vicino Arnhem nei Paesi Bassi.

L'iniziativa di tale prima conferenza fu presa da molte persone preoccupate dalla crescita dell'antiamericanismo nell'Europa occidentale e con lo scopo di favorire la cooperazione tra Europa e Stati Uniti in campo politico ed economico anche in ottica di difesa.

Il successo di questo primo incontro, peraltro sconosciuto alle masse, spinse gli organizzatori a pianificare delle conferenze annuali. Fu istituita una commissione permanente con Retinger nel ruolo di segretario permanente.

Molti partecipanti al gruppo Bilderberg sono capi di Stato, Ministri del Tesoro e altri politici dell'Unione Europea ma prevalentemente i membri sono esponenti di spicco dell'alta finanza europea e anglo-americana.



AGENZIA MOODY'S

Moody's Corporation è una società con base a New York che esegue ricerche finanziarie ed analisi sulle attività di imprese commerciali e statali.

L'azienda realizza un omonimo rating per le attività che analizza. Un indice che ne misura la capacità di restituire i crediti ricevuti in base ad una scala standardizzata e suddivisa tra debiti contratti a medio termine e a lungo termine. Moody's insieme a Standard & Poor's sono le due maggiori agenzie di rating al mondo. Dal 19 giugno 1998 Moody's è quotata al New York Stock Exchange.

Del suo azionariato fa parte il magnate statunitense Warren Buffett, un imprenditore soprannominato “l'oracolo di Omaha”, che nel 2007 e nel 2008, secondo la rivista Forbes, è stato l'uomo più' ricco del mondo, mentre nel 2011, con un patrimonio stimato di 47 miliardi di dollari, sarebbe il terzo uomo più ricco del mondo, dopo Bill Gates e il quarantesimo uomo più ricco di tutti i tempi. Tra i personaggi più significativi della storia della finanza, viene presentato nei suoi interventi con la formula "Ladies and Gentlemen, the legendary investor Warren Buffet".